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Due calabresi morti sul lavoro sulla A1

 

Operai calabresi morti sul lavoro in Toscana, minuto di silenzio in Consiglio regionale. Forse c'era un bullone difettoso

03 nov 08 Il Consiglio regionale della Calabria, su sollecitazione del Presidente Giuseppe Bova, ha osservato un minuto di silenzio in memoria di Giovanni Misiti, Rosario Caruso e Gaetano Cervicato, morti nell'incidente a Barberino del Mugello. Bova, nel suo breve intervento, ha sottolineato "la maniera solenne con cui stiamo commemorando questi lavoratori caduti da una piattaforma, alla ricerca di un lavoro lontano dalla loro terra". Successivamente, il presidente della Giunta, Agazio Loiero, dopo avere espresso cordoglio alle famiglie dei due caduti sul lavoro, ha detto: "siamo ancora lontani dagli standard di sicurezza ottimali sui luoghi di lavoro, problema questo finora eluso dai vari governi. Sono morti giovani del Mezzogiorno - ha sottolineato Loiero - un'area del Paese che è letteralmente scomparsa dall'agenda politica nazionale". Sull'argomento sono intervenuti vari capigruppo e consiglieri e da tutti gli interventi è emersa l'unanime volontà "di stare più concretamente possibile accanto alle famiglie così duramente colpite ed approvare una legge sin dalla prossima riunione di Consiglio regionale per un aiuto economico".

Uno dei due calabresi periti era impegnato nel sindacato. Una delle vittime dell'incidente sul lavoro avvenuto nel Mugello, Giovanni Mesiti, era impegnato da anni in attività sindacale con la Fillea, la categoria degli edili della Cgil. Mesiti viveva a Grotteria, piccolo centro della locride, ed era sposato e padre di quattro figli. Per diversi anni è stato delegato sindacale e da molto tempo si spostava dalla Calabria per recarsi a lavorare in cantiere edili nel nord dell'Italia. Nella sede di Locri e di Reggio Calabria della Cgil, dopo aver appreso la notizia della morte di Mesiti, ci sono stati stamani momenti di commozione e di dolore. Giovanni Mesiti a Grotteria è ricordato come un operaio instancabile e sempre disponibile ad aiutare coloro che erano in difficoltà. Una delle figlie di Mesiti frequenta l'Istituto Professionale per l'Industria e l'artigianato di Siderno dove stamani è stata improvvisata una breve assemblea durante la quale si è discusso degli incidenti sul lavoro. Una delegazione di studenti si è poi recata a Grotteria per esprimere solidarietà e cordoglio ai familiari dell'operaio.

Forse un bullone difettoso. "Per me è stato un bullone difettoso. Non è giusto morire così". Lo ha detto Giovanni Ienno, cognato di Gaetano Cervicato, una delle tre vittime dell'incidente sul lavoro avvenuto ieri sera in un cantiere dell'A1 a Barberino del Mugello. Ad avvertire i familiari di Cervicato è stato il fratello, anche lui dipendente della ditta che ha l'appalto. "Mio cognato era un grande lavoratore, è venuto fino qui per morire, ha lasciato due figli: su quelle piattaforme ci salgono solo i più coraggiosi", continua Ienno. Per quanto riguarda le misure di sicurezza, però, Ienno spiega che quando ha visto stamani la salma di Gaetano Cervicato all'obitorio di Firenze "aveva ancora i guanti e la cintura, e sul volto un po' di graffi, non come un suo collega che è irriconoscibile". Un altro cognato, anche lui arrivato da Napoli, Giovanni De Marco, sottolinea come non sia giusto "morire così". Stamani, al loro arrivo, sono andati all'obitorio, poi sono saliti fino al campo base del cantiere dove "speriamo di incontrare anche qualcuno dell'azienda, vogliamo vedere con i nostri occhi da dove sono caduti".

La Procura verifica montaggio del perno. Una perizia sul montaggio di uno dei perni di tenuta: è questo uno dei primi accertamenti che la procura di Firenze chiederà di fare agli esperti sulla piattaforma aerea da cui sono precipitati ieri i tre operai morti nel cantiere autostradale della variante di Valico a Barberino di Mugello (Firenze). "Dobbiamo appurare bene cosa è accaduto anche prima del fatto", ha affermato il procuratore della Repubblica di Firenze, Giuseppe Quattrocchi parlando della vicenda con i giornalisti. "C'é un problema di intervento operativo - ha spiegato -, in particolare abbiamo una dichiarazione in cui si parla di un perno ma non è chiaro se è stato cambiato, montandone uno nuovo, o se ha subito un intervento di riparazione o di manutenzione". Quattrocchi ha detto anche che "ora, per il nostro ufficio, è necessario acquisire le informazioni relative a tutto quello che era successo in precedenza all'incidente e dobbiamo raccogliere tutti i riferimenti fattuali che ci servono" . E' inoltre probabile, ma non ancora confermato, che non sarà fatta l'autopsia sui cadaveri dei tre operai morti.

Struttura sul pilone montata ieri. La struttura sul pilone da dove ieri pomeriggio sono caduti i tre operai morti sul cantiere dell'A1 "era stata montata proprio nella giornata di ieri". Lo ha confermato Alessandro Matteucci, dell'Unità Funzionale Grandi Opere della Asl 10. Matteucci, che é presente sul cantiere dove il sopralluogo è reso difficile dal maltempo, ha quindi spiegato che "la causa diretta" dell'incidente è che "ha ceduto uno degli appoggi che reggevano la piattaforma: dobbiamo invece accertare se questo sia avvenuto - ha proseguito Matteucci - a causa di un cedimento strutturale o per un errato montaggio. Certamente non si può parlare di sovraccarico, c'erano solo quattro persone". Matteucci, quindi, ha ricordato che la struttura viene spostata ogni sei metri e ogni sezione è ancorata con dei perni, "non sappiamo ancora se il perno s'é rotto". Infine, secondo Matteucci, le norme di sicurezza prevedono che "durante tutte le fasi di montaggio della struttura gli operai devono indossare le cinture di sicurezza, mentre durante il lavoro non è obbligatorio".

Per la Procura è omicidio colposo. "Non si sa ancora nulla ma è evidente che c'é un omicidio colposo". Lo ha detto il magistrato Luciana Singlitico, titolare dell'inchiesta sui tre operai morti ieri in un cantiere della Variante di Valico. Il pm, a margine del sopralluogo, ha spiegato che "ancora c'é bisogno di fare accertamenti, non sappiamo a cosa è dovuto l' incidente"

Pellegrinaggio dei parenti. E' quasi un pellegrinaggio quello che i parenti delle tre vittime dell'incidente sul lavoro avvenuto ieri sera sull' A1, stanno facendo al cantiere. Tutti vogliono capire e vedere come sono morti i propri congiunti e la piattaforma ancora inclinata da cui i tre operai sono precipitati da un altezza di poco inferiore a 40 metri. "E' inconcepibile", dice Giovanni Ienno, cognato di Gaetano Cervicato, guardando in alto. Gli altri familiari delle vittime preferiscono non parlare con i giornalisti, ma qualcuno si fa spiegare dai colleghi degli operai morti come funziona il montaggio delle piattaforme e come si possa lavorare a quelle altezze. Tutto intorno al cantiere, continuano a lavorare i vigili del fuoco e i tecnici della Asl. La Toto Costruzioni Generali, l'azienda di cui erano dipendenti due delle tre vittime dell'incidente sul lavoro avvenuto ieri sera in un cantiere della variante di Valico, sull' A1, nel comune di Barberino del Mugello, si sta già occupando di disporre i servizi funebri. Lo ha confermato Gianni Cervellati, consulente della Toto, che ha spiegato di lavorare in queste ore "per disporre quanto è necessario". "Pensiamo che domani le salme saranno trasferite dall' obitorio alla camera mortuaria, poi ogni famiglia deciderà il trasferimento della salma del proprio congiunto. Penso che ognuno farà il funerale nel luogo di nascita", ha concluso Cervellati. Al campo base pochi gli operai oggi presenti, e nessuno sembra abbia voglia di parlare. Sulle porte della mensa e degli uffici la dichiarazione di lutto da parte dell'azienda, che ha disposto la chiusura di tutti i cantieri. "I lavori potranno riprendere nella giornata di lunedì 6 ottobre", si legge nella nota firmata dal capo del personale, Sergio Spinelli.

 

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