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![]() Filorosso: una manifestazione di protesta per sgombero forzato
Filorosso: una manifestazione di protesta per sgombero forzato 06 ago 11 "Lanciamo sin da ora un appello ai singoli e alle associazioni, per la costruzione di una grande manifestazione all'Università della Calabria in autunno, contro il potere distruttivo dei governanti e per la difesa e il rilancio degli spazi di autonomia culturale, sociale e politica in Calabria". E' quanto scritto in una nota del Filorosso '95 circa il sequestro e la distruzione della sede del centro avvenuta nei giorni scorsi all'interno del Campus dell'Università della Calabria. "Fino a ieri - prosegue la nota - quel luogo rappresentava con il suo centro sociale e i suoi teatri, un'esperienza unica e irripetibile di autoproduzione culturale, che nasce e cresce nel Sud Italia, all'interno di un ateneo, grazie all'incontro fra studenti, laureati, artisti. Quelle baracche erano l'antidoto alla desertificazione del Campus, perché pulsavano di vita la sera, la notte, nel week-end, offrendo soprattutto agli studenti fuori sede e agli Erasmus indimenticabili momenti di formazione e di vita comune. Quelle baracche potevano essere messe a norma e valorizzate, come in altre parti del mondo è avvenuto con risultati straordinari in termini di rilancio dei luoghi e delle comunità che vi insistono". "Potevano rientrare a pieno - aggiunge il Filorosso - in un'illuminata strategia di marketing di un ateneo che guarda lontano, coglie la crisi in atto e scommette, senza spendere un euro, sui gusti e i consumi dei giovani che scelgono dove studiare anche in base a quello che il territorio di riferimento offre in termini di attrattiva socioculturale. Ma la politica dell'ateneo è chiaramente orientata alla provincializzazione piuttosto che all'internazionalizzazione. Il Campus oggi è il sogno incompiuto di Arcavacata. Quella cittadella delle giovani creatività ed intelligenze, impegnata nello studio e nella costruzione di un'alternativa per questo nostro Sud, che si mescola con le culture del mondo e sperimenta modelli di vita e consumi alternativi, è rimasta una fantasia da frikkettoni e ha ceduto il passo ai peggiori mali delle città del sud, dal traffico alla burocrazia, all'ignoranza ed arroganza dei governanti. Il disegno normalizzatore è chiaro quanto perverso e ha trovato oggi un alleato forte nella Procura di Cosenza". "Colpiscono infine - conclude - le parole di un rettore che chiama estranei i fondatori del centro sociale, persone che conosce benissimo, per avergli insegnato, per aver firmato le loro lauree o un contratto di lavoro precario o una denuncia, per tutti gli scambi dialettici avuti. Che professore può mai essere questo rettore bugiardo?". © RIPRODUZIONE RISERVATA Cerca con -- > Guarda l'indice delle notizie su: "Area Urbana di Cosenza"
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