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      Relazione DIA in Parlamento: mafie puntano ad affari, meno violenza

       

       

      Relazione DIA in Parlamento: mafie puntano ad affari, meno violenza

      18 giu 24 Le organizzazioni criminali, da tempo impegnate ad adattarsi ai cambiamenti socio-economici e ad infiltrarsi nell'economia legale, hanno "implementato le capacità relazionali sostituendo l'uso della violenza, sempre più residuale ma mai ripudiato, con strategie di silenziosa infiltrazione e con azioni corruttive". E' quanto si legge nella Relazione della Direzione investigativa Antimafia al Parlamento e relativa all'attività svolta nei primi sei mesi del 2023. "Oggi le mafie preferiscono rivolgere le proprie attenzioni ad ambiti affaristico-imprenditoriali, approfittando degli ingenti capitali accumulati con le attività illecite".

      Albanesi pericolosi e ben strutturati

      "Le organizzazioni criminali albanesi manifestano un'alta pericolosità e una forte incidenza nelle attività illegali, con particolare riferimento al traffico di droga". E' quanto emerge dalla Relazione semestrale relativa all'attività svolta dalla Dia nel corso dei primi sei mesi del 2023. "Si tratta di sodalizi ben strutturati e sorretti da una forte componente solidale poiché rafforzate al loro interno da legami parentali - viene sottolineato -. Le organizzazioni albanesi si sono rivelate particolarmente adatte anche a livello internazionale, oltre che capaci di interloquire direttamente con i cartelli sudamericani per l'importazione, dai Paesi tradizionalmente produttori, di ingenti quantità di cocaina. A tal proposito, molte attività antidroga condotte in diverse regioni italiane hanno accertato sinergie operative della criminalità organizzata albanese con la criminalità autoctona". Nella relazione viene inoltre spiegato che "il modus operandi adoperato - conclamato ormai anche giudizialmente - vede tali organizzazioni criminali transnazionali trasportare dai litorali albanesi sul territorio italiano per mezzo di potenti gommoni e imbarcazioni a vela, attraverso il Canale d'Otranto, numerosi migranti di varia etnia (prevalentemente iraniani, pakistani, iracheni, egiziani, siriani e afghani)".

      Mafie interessate a fondi PNRR

      "Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) rappresenta un importante pacchetto di investimenti e riforme attualmente in corso di implementazione. A causa dell'alto valore complessivo dei finanziamenti coinvolti, sussiste il rischio che le organizzazioni mafiose possano manifestare interesse per tali fondi, aumentando il fenomeno di infiltrazione nell'economia legale". Lo si legge nella Relazione semestrale della Direzione investigativa Antimafia relativa all'attività svolta nei primi sei mesi del 2023. "Per contrastare efficacemente questi tentativi, il Ministero dell'Interno ha adottato una strategia preventiva focalizzata sulla documentazione antimafia, con particolare attenzione alle informazioni fornite dalle Prefetture" viene aggiunto. Nel primo semestre del 2023 "le richieste di avvio istruttoria antimafia PNRR sono state 11.890 a livello nazionale e 8 si sono concluse con esito positivo, ovverosia con l'adozione di provvedimenti interdittivi antimafia".

      Confiscati 130 mln di beni in 6 mesi

      Oltre 29 milioni di beni sequestrati e quasi 130 milioni di beni confiscati. Sono alcuni dei dati dell'azione di contrasto ai gruppi mafiosi contenuti nella Relazione semestrale della Dia relativa all'attività svolta nei primi sei mesi del 2023. In particolare, ammonta a 29.130.500 euro il valore dei beni sequestrati nell'attività preventiva e a 542.343 euro nella repressiva. Confiscati beni per 120.620.101 euro con l'attività preventiva e per un valore di 8.230.00 con la repressiva. Nel dettaglio, oltre 4 milioni di beni sono stati sequestrati alla criminalità organizzata calabrese, circa due milioni a quella siciliana e 2,6 milioni alla criminalità organizzata campana. Quanto alle confische il valore dei beni sequestrati alla criminalità siciliana sfiora i 100 milioni. Tredici le attività investigative concluse dalla Dia nello stesso periodo e 63 i provvedimenti restrittivi. Allo stato - si legge nella relazione - sono in corso 295 attività di polizia giudiziaria, di cui 77 operazioni denominate (13 avviate d'iniziativa e 64 su delega) e 218 indagini relative ad accertamenti investigativi connessi a procedimenti penali.

      Africa occidentale base logistica mafie

      "Negli ultimi anni anche l'Africa occidentale è diventata per le cosche di 'ndrangheta, una tappa sempre più importante per i propri traffici. In particolare, la Costa d'Avorio, la Guinea-Bissau e il Ghana sono diventate cruciali basi logistiche per i narcos. A questi Paesi si aggiunge di recente anche la Libia". Lo si legge nella Relazione semestrale relativa all'attività svolta dalla DIA nel corso dei primi sei mesi del 2023. "Analoghe considerazioni valgono per gli Stati Uniti ed il Canada - viene aggiunto - dove l'infiltrazione criminale della 'ndrangheta appare oramai compiuta, così come dimostrato negli ultimi anni da operazioni di polizia nel settore del traffico internazionale di stupefacenti".

      Social e app per attività illecite

      "Con il liberarsi dal modello di una mafia di vecchia generazione, aderendo piuttosto alla nuova ed accattivante immagine imprenditoriale, l'uso della tecnologia assume un ruolo determinante per l'attività illecita delle organizzazioni criminali che, con sempre maggiore frequenza, utilizzano i sistemi di comunicazione crittografata, le molteplici applicazioni di messaggistica istantanea e i social". Lo si legge nella Relazione semestrale della Direzione investigativa Antimafia presentata oggi a Roma. "Dagli esiti delle indagini concluse nel semestre, emerge come la principale fonte di redditività dei cartelli criminali, a livello transnazionale, continui ad essere il traffico di sostanze stupefacenti a volte gestito - viene sottolineato - mediante nuovi modelli organizzativi capaci di sfruttare il web, soprattutto nella fase dello smercio".

      Corruzione strumento privilegiato

      "La corruzione costituisce lo strumento privilegiato per trasformare i potenziali nemici in alleati preziosi, con l'ulteriore vantaggio di essere silenziosa". A dirlo il direttore della DIA, Michele Carbone, presentando la relazione sull'attività svolta nel primo semestre 2023. "Le intimidazioni - ha aggiunto - sono risultate essere anche funzionali talvolta al condizionamento dell'operato dei pubblici amministratori, in special modo nell'affidamento di appalti di imprese vicine ai clan. Inquietanti sotto questo profilo sono stati i non pochi episodi minatori ai danni di consiglieri comunali e sindaci, in particolare nei comuni calabresi". Il direttore della Dia ha poi sottolineato che "dal 1991 al 2023 sono stati sciolti 379 consigli comunali per infiltrazioni mafiose, di cui 25 annullati a seguito di ricorso. A questi si aggiungono 7 aziende ospedaliere ( 5 in Calabria e 2 in Campania). La regione con maggior numero di consigli comunali sciolti per infiltrazione mafiosa è la Calabria con 130 Comuni".

      Sequestro armi anche da guerra

      "La lotta alle mafie nel primo semestre 2023 registra cospicui sequestri di armi, anche da guerra, operati dalle forze di polizia nei confronti di tutte le consorterie criminali organizzate". Lo ha detto il direttore della DIA, Michele Carbone, presentando la relazione sull'attività svolta nel primo semestre 2023. "In questo quadro è sempre elevato il rischio reale che il conflitto bellico 'russo-ucraino' possa favorire il traffico di armi da guerra da quel territorio verso quello nazionale - ha aggiunto - un rischio segnalato anche recentemente da Europol, sebbene non vi siano evidenze specifiche in tal senso".

      Aumento intimidazioni a politici

      "Aumentano i casi di intimidazioni nei confronti degli amministratori locali, sia consiglieri comunali sia sindaci". A dirlo il direttore della DIA, Michele Carbone, a margine della presentazione della relazione sull'attività svolta nel primo semestre 2023. "Questo soprattutto dove non arriva la corruzione - aggiunge -. Ci sono episodi di collusione negli apparati poltico-amministivi come dimostra la lunga serie di consigli comunali sciolti per infiltrazioni mafiose. Dove i tanti pubblici amministrazioni si oppongono a queste infiltrazioni sono oggetto di danni e minacce affinché si pieghino a queste organizzazioni.

      Mafia albanese in affari a Roma

      "Su Roma la criminalità mafiosa albanese ha stretto rapporti con la malavita organizzata romana, in primis i Casamonica, non solo per il traffico di droga ma anche per le attività di riciclaggio". Così il direttore della DIA, Michele Carbone, a margine della presentazione della relazione sull'attività svolta nel primo semestre 2023.Per Mario Conio, capo del centro operativo di Roma della Dia "gli albanesi, da un punto di vista di impatto criminale, sono gli eredi dei Casamonica. Hanno lo stesso imprinting, in cui la violenza è il modo in cui si esprimono sul territorio". Quanto alla 'Ndrangheta "ha un ruolo importante" nella capitale. "E' sicuramente riferimento tra le mafie tradizionali - afferma Conio -. Bisogna considerare che storicamente Roma è anche legata alla camorra dove il ruolo di Senese nel tempo è stato centrale nelle dinamiche criminali".

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