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    Due arresti per estorsione a Lamezia, uno dei due è reggente cosca Giampà

     

     

    Due arresti per estorsione a Lamezia, uno dei due è reggente cosca Giampà

    13 ago 11 La polizia ha fermato a Lamezia Terme due persone con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'operazione che ha portato ai due fermi è stata condotta dalla Squadra mobile di Catanzaro. Uno dei fermati è il reggente della cosca Giampà delle 'ndrangheta subentrato alla guida del gruppo criminale dopo il recente arresto del capo, Giuseppe Giampa', figlio del leader storico della stessa cosca Francesco Giampà, detto "il professore". Vittima del'estorsione per la quale sono stati fatti i due fermi, in esecuzione di un provvedimento emesso dalla Dda di Catanzaro, un commerciante di abbigliamento di Lamezia Terme che ha collaborato con gli investigatori soltanto dopo che la Squadra mobile aveva appreso dell'estorsione compiuta ai suoi danni acquisendo, in questo senso, elementi inconfutabili. A quel punto il commerciante non ha potuto negare l'evidenza collaborando con la polizia nelle indagini che hanno portato all'esecuzione dei due fermi.

    Avevano chiesto 20 mila euro ad un commerciante, con esercizi a Lamezia Terme e Catanzaro, facendo intendere gravi conseguenze se la richiesta non fosse stata esaudita. Sono Vincenzo Giampà di 41 anni, nipote del boss Francesco alias "il professore", ex sorvegliato e Maurizio Molinaro, di 28, avvisato di Ps, i due esponenti della cosca di Lamezia Terme fermati dalla squadra mobile di Catanzaro con l'accusa di estorsione aggravata dal metodo mafioso. I provvedimenti di fermo sono stati emessi dal procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli, e dal sostituto Elio Romano, e sono stati eseguiti nel capoluogo per quanto riguarda Giampà, dove l'uomo si trova ricoverato per le ferite riportate in un incidente stradale, e a Lamezia Terme per Molinaro. Vincenzo Giampà, assieme a Molinaro, secondo quanto reso noto in una conferenza stampa nella Questura di Catanzaro, aveva avvicinato in più occasioni il commerciante, a detta degli inquirenti, già "asservito" ai voleri della cosca per avere assunto in uno dei suoi negozi proprio la moglie di Giampà, per avanzargli la richiesta di denaro. Una pretesa giudicata molto esosa dalla vittima che aveva detto loro di non avere la disponibilità della somma, tentando in tutti i modi di evitare il pagamento. Dell'estorsione ai danni del commerciante, ha detto il capo della Mobile di Catanzaro Rodolfo Ruperti, sono venuti a conoscenza gli investigatori che hanno convocato il commerciante, apparso molto impaurito, assieme alla sua compagna. L'uomo ha dapprima negato tutto, anche davanti all'evidenza, arrivando poi ad ammettere i fatti solo dopo che sono stati resi noti i contenuti di alcune intercettazioni.

     

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